
Ne più mai tocchero le scale sporche
ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Bagnolo mia, che te specchi nell' onde
del Garza, fosso da qui vergine nacque
Venere, e fea quelle sponde feconde di letame
col suo primo sorriso, il contadin non tacque
alle tue limpide nubi della ferriera
che verso colui che piacque
furono fatali, ed il diverso esilio
per chi è bello di fama e di sventura
con l'auto elaborata.
Tu non altro che il conto avrai del figlio operaio,
o materna mia scuola; a noi prescrisse
il fatto la sua dose quotidiana, illacrimata sepoltura.
4 commenti:
Yeeeeee!! primo commento!!!
daidai aggiornate spesso che sono curiosa di leggere i PUNTI DI VISTA!!!
saluti dal mondo dei minimei!!!!
Monica
w la poesia
Augusto, we love you!
....mmmm.... nulla da fare voi vero???
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